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RUBRICA: Calcio-Internazionale

Inghilterra, il Chelsea troppi errori e Liverpool vince 0-2
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21/09/2020 - La partita, in un certo senso, l’ha persa definitivamente Kepa, il sempre più enigmatico portiere spagnolo del Chelsea, e l’ha definitivamente chiusa Alisson, il sempre più affidabile portiere brasiliano del Liverpool. Chelsea-Liverpool, primo scontro di un teorico vertice, lo vincono i campioni di Klopp a danno degli aspiranti campioni di Lampard: 2-0 a Stamford Bridge, a porte chiuse anche se di chiuso, a Londra, pareva esserci anche dell’altro: il bocchettone della fantasia per esempio. Sempre che nella pentola della fantasia, una fantasia rovesciata, autolesionista, non si voglia includere anche la scellerata leggerezza di Kepa e la vaga presunzione di Jorginho al momento di calciare il rigore parato poi dal suo connazionale. Andiamo per ordine. Il primo tempo è una di quelle cose che dici: giocano rossi contro blu, ma sono entrambi sbiaditi, diciamo azzurri slavati contro rosa pallido in un confronto pigro, bloccato, noioso. Chi è chi? Difficile da capire sulle prime.

C’è più attesa per il Chelsea che schiera subito i due nuovi tedeschi d’attacco, Werner e Havertz. Gli altri due acquisti importanti di Lampard, Chilwell e Ziyech, così come l’altro nuovo arrivato, ma a costo zero, Thiago Silva, sono infortunati. E infortunato è anche Pulisic, forse il migliore dell’ultima parte della stagione scorsa. Nomi nuovi ma vecchio Chelsea, impastato al punto da non riuscire quasi mai a trovare spazi con l’allargamento sistematico dei due esterni d’attacco in combinazione con i terzini di riferimento (Alonso e James). E’ legittima la sensazione che Werner non sia più abituato a fungere da perno centrale (non lo faceva più nemmeno a Lipsia). Benché poi le uniche occasioni per i Blues le abbia avute lui. Liverpool molto più sornione, o sordido, non bello ma accorto, sicuramente meno Liverpool di quel che ci si potrebbe aspettare (ma le due ultime stagioni non debbono essere una pietra di paragone altrimenti sono guai anche per Klopp). L’undici di partenza era la clonazione perfetta dell’undici standard dei grandi successi. Ma c’è ancora tanta ruggine. Ognuna con i suoi buoni motivi, insomma, Chelsea e Liverpool non hanno mai alzato la voce, per almeno quaranta minuti, forse perché sugli spalti non c’era nessuno ad ascoltarli o forse perché continuavano a preferire una strategia attendista, che desse loro il tempo di ritrovarsi e, se necessario, di sperimentare le novità individuali e/o le variazioni tattiche. Va detto: ci sono momenti in cui si teme, a giudicare dalla blanda interpretazione dell’agonismo di certi attori in campo, sicuramente non guidati dalla continuità d’ispirazione, che la Premier non sia ancora iniziata, che sia tutt’altro gioco quel che si vede e che le scorie della rivoluzione subita dalla stagione passata, col suo velenoso e caotico allungamento estivo, siano ancora presenti, soprattutto sul sistema nervoso dei giocatori, molti dei quali entrano ed escono dalla partita e spesso anche da una singola azione. Si accendono e si spengono, si mostrano e scompaiono. Lo dimostra il fatto che molte di queste prime partite sono decise da un solo giocatore: Salah con il Leeds, Manè con il Chelsea (e pensiamo anche a Son contro il Suothampton per il Tottenham). Poi nel secondo tempo, sarà anche per caso, ma succede qualcosa.

Prima dell’intervallo il Chelsea era rimasto in 10 (magari senza la superiorità numerica dei Reds la solfa non sarebbe cambiata). Dopo un rapido consulto col Var, l’arbitro Tierney, un sosia di Iniesta, aveva espulso Christensen che effettivamente si era aggrappato a Manè da ultimo uomo (e prima aveva sbagliato la posizione preventiva commettendo un errore che non si può tollerare). Una scena quasi buffa, quella del fallo in sé: più che un fallo sembrava la conclusione scherzosa di un’acchiapparella sulla spiaggia, con conseguente “cappotta” (qualcuno tra i meno giovani ricorderà il significato di questo vocabolo giovanile). Eravamo, appunto, alla fine del primo tempo. Che il Chelsea potesse reggere, a quel punto, dipendeva soltanto dalla voglia del Liverpool. O da qualche altro disastro incombente. Il Liverpool, dove è appena entrato, debuttando, Thiago Alcantara, segna sfruttando la difesa ancora dissestata dopo l’espulsione di Christensen. A marcare, anzi a non marcare Mané, c’è James! La cui marcatura consiste nel guardare l’avversario. Il raddoppio è il regalo di Kepa. Era il portiere più pagato. Adesso è il portiere più insultato. Dicevano che il lockdown l’avesse riportato sulla retta via, dopo mesi complicatissimi. Ma non sembra. Il Chelsea perderà dei soldi, ma con Kepa in queste condizioni nemmeno Messi potrebbe aggiustare i pesi (poi Kepa farà un paio di belle parate, ma ormai i buoi erano scappati…). Il Chelsea sotto di due reti ha la possibilità di riagganciarsi al match con un calcio di rigore (discutibile fallo di Thiago su Werner): ma Jorginho si fida troppo del suo saltello per spiazzare Alisson. Che para. Senza luci, Liverpool già in testa a punteggio pieno insieme con Arsenal, Everton e Crystal Palace (forse domani anche Wolves, se batte il City). Liverpool che adesso potrà contare su Thiago, ossia uno dei più forti centrocampisti del mondo. Uno che Guardiola s’impuntò per avere al Bayern e quando Thiago s’infortunò alla vigilia della semifinale di Champions contro il Real Madrid disse: “Siamo più deboli”. Senza luci e anche senza portiere, Chelsea in cerca di un’identità da ottenere mescolando le certezze acquisite e i nuovi innesti, che sono importanti ma vanno incastrati bene, con un po’ di pazienza. Ci sono ruoli per i quali Lampard dovrà prendere decisioni faticose. Per esempio: dato per scontato che Werner e Havertz saranno titolari, chi resterà in panchina fra Pulisic e Mount, ossia uno dei più bravi dell’ultima stagione e una delle grandi promesse del calcio inglese? Dopo due giornate, col City che deve ancora debuttare, la squadra più tonica e più “vera” sembra l’Arsenal.(Repubblica.it)


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