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RUBRICA: Calcio-SerieA
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Donnarumma e la Nazionale: un rapporto mai sbocciato fino all'arrivo di Mancini
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12/09/2018 - Prima della doppia sfida di Nations League contro Polonia e Portogallo, si era fermato a Milik. Quella parata-miracolo, una prodezza capace di sbarrare la strada al Napoli sulla strada dello Scudetto, era rimasta per diversi mesi l'ultima meraviglia conosciuta del talentone di Castellammare di Stabia. Dopo quel volo strabiliante, Donnarumma era incappato nell'ordine: nella serataccia di Coppa Italia contro la Juventus, nel mezzo infortunio del gol subito a Bergamo contro l'Atalanta a fine campionato scorso, in una tournèe estiva senza infamia e senza lode negli Usa, nella gara di Napoli in cui non ci sono state vere e proprie papere di parte sua ma nemmeno grandi prodezze per fermare almeno una delle tre conclusioni vincenti della squadra di Ancelotti. Ma lo stadio Dall'Ara di Bologna e l'Alvalade di Lisbona hanno cambiato tutto.

Donnarumma e la Nazionale: un rapporto mai sbocciato fino alla determinazione con cui Roberto Mancini ha deciso di puntare su di lui in apertura della nuova stagione. Fino alla gara di Bologna contro la Polonia, le presenze del giovane portiere campano in maglia azzurra erano state 6, ma nessuna veramente brillante. Dopo l'esordio del settembre 2016 a Bari contro la Francia, a soli 17 anni con Ventura in panchina, Gigio era spesso sembrato un pesce fuor d'acqua in maglia azzurra. Solo quattro gol subiti contro Francia, Olanda, Arabia Saudita e Inghilterra, ma mai nessuna prestazione davvero sopra le righe, mai all'altezza dei mezzi tecnici di cui gli ha fatto dono Madre Natura. Ecco perché le gare contro Polonia e Portogallo regalano la netta sensazione della svolta. I commenti ricorrono di bocca in bocca, di analisi in analisi, almeno Donnarumma c'è. Da scommessa in ballottaggio con Perin e Sirigu a unica certezza azzurra. Le parate di Bologna e di Lisbona hanno consentito a Gigio di compiere questo passo, tanto breve quanto importante e significativo. A trarne vantaggio, il Milan.

A inizio campionato Rino Gattuso, mai incline alle celebrazioni nei confronti del ragazzo, si era lasciato andare, in assoluta controtendenza: "In queste settimane sto vedendo tutto un altro portiere". Una apertura importante da parte di Ringhio, che era sempre stato molto attento a non sopravvalutare il giovanissimo portiere del Milan. Proprio mentre attorno alle cronache rossonere, imperversava il dualismo con Pepe Reina e il rischio che Donnarumma ne rimanesse sconfitto e triturato, l'affermazione dell'allenatore calabrese tracciava un solco sorprendente. Gigio restava un patrimonio, Gigio restava un punto di riferimento per il Milan nonostante le iper quotazioni del calciomercato avessero premiato altri portieri, da Alisson a Perin, da Kepa a Courtois. Che l'affermazione di Gattuso non fosse gratuita, lo confermava il fatto che la principale pregiudiziale sempre posta dal tecnico nei confronti del giovane portiere era proprio di ordine caratteriale. Rino ha sempre pensato che Donnarumma dovesse crescere mentalmente e che dovesse iniziare ad essere più forte e solido caratterialmente. Solo questo? Probabilmente c'è stata una doppia svolta positiva nell'estate di Gigio. Sul fronte morale e su quello della preparazione. Per la prima volta, Donnarumma ha lavorato nel Milan al di fuori dell'alone protettivo che gli aveva costruito attorno Alfredo Magni. Al posto dell'istruttore arrivato a Milanello con Inzaghi nell'estate del 2014, Gigio ha trovato ad attenderlo un certo Valerio Fiori. Terzo portiere del grande Milan di Carlo Ancelotti, Fiori ha carattere e metodi diversi da quelli di Magni. E Donnarumma ha dovuto allertare la propria attenzione senza adagiarsi su metodi conosciuti, allargando la propria base di esperienze. Non solo: per la prima volta ha toccato con mano l'esistenza della concorrenza. Rappresentata da Pepe Reina.

L'idea, nuova per il grande talento cresciuto nell'ASD Club Napoli, che potesse anche giocare un altro al suo posto, poteva affossarlo o rilanciarlo. Fino a questo momento, si sta concretizzando la seconda ipotesi. Anche perché, con la grande sensibilità che lo contraddistingue, Reina si sta rivelando anche quasi un secondo coach dei portieri per Gigio, un esempio da seguire per intensità, concentrazione e professionalità.

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