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Giochi invernali in Corea: oltre 120 azzurri in gara. "Speriamo in tante medaglie"
4 11/01/2018 - Saranno più di 120 gli azzurri dello sport invernale che prenderanno parte ai XXIII Giochi Olimpici in programma a Pyeongchang, in Corea del Sud dal 9 al 25 febbraio. Mai come questa volta saranno Olimpiadi di pace e per la pace, se davvero hanno aiutato la ripresa del dialogo tra le due Coree in guerra da 64 anni. E saranno Giochi di livello tecnico altissimo con l'Italia competitiva in tante specialità come non si vedeva da tempo e come, forse, quasi nessuno sperava: "Noi a queste Olimpiadi - ha detto nei giorni scorsi il presidente del Coni, Giovanni Malagò - siamo presenti in tutti gli sport tranne che nell'hockey su ghiaccio. Su 102 discipline abbiamo ottenuto il pass per disputare le gare in 95. Non abbiamo mai avuto una spedizione numericamente così forte. Ovviamente Torino a parte perchè il Paese ospitante è qualificato di diritto a tutte le discipline". La squadra azzurra sarà resa definitiva e ufficiale il prossimo 28 gennaio.

Ma quante medaglie potrebbero arrivare dalla Corea? L'Italia, oggi, è tredicesima nel medagliere assoluto dei Giochi invernali con 114 medaglie (37 ori, 34 argenti 43 bronzi). Dal 1992 (Albertville) al 2006 (Torino) il medagliere italiano è sempre arrivato in doppia cifra: 14 ad Albertville, 20 (record) a Lillehammer, 10 a Nagano, 13 a Salt Lake City e 11 a Torino. Poi due edizioni in tono minore con i 5 podi di Vancouver (1 oro) e gli 8 di Sochi (senza vittorie). Conquistare qualche oro e arrivare a un bottino superiore alle dieci medaglie è un obiettivo ambizioso ma realizzabile. Abbiamo provato a capire come esaminando le discipline sportive (14 su 15 del programma olimpico) in cui l'Italia sarà presente.

Biathlon – Le gare di fondo con il fucile sulle spalle e il tiro al bersaglio (in piedi e sdraiati) assegnano undici medagli: 5 gare femminili, 5 maschili (comprese le due staffette) e una staffetta mista in cui uomini e donne si alternano in pista. Allo stato l’Italia sarà rappresentata da 11 atleti (6 ragazze e 5 maschi). Le femmine, quest’anno stanno andando forte in Coppa del Mondo (soprattutto Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi già più volte sul podio) e la forma sembra migliorare in vista delle gare olimpiche. Anche i maschi, con l’argento in staffetta a Oberhof (Bormolini, Hofer, Windisch e il nuovo innesto Thierry Chenal) lanciano segnali di ripresa. L’Italia ha conquistato un argento e tre bronzi da quando il Biathlon è diventato specialità olimpica a Squaw Valley, nel 1960. Ai Giochi del 2014 arrivò la medaglia di bronzo nella staffetta mista. In Corea, conquistare un paio di podi sarebbe un successone ma non è un’utopia. Andare oltre (3/4 medaglie) sarebbe un sogno, ma un sogno che si può legittimamente “sognare”.

Bob – Una disciplina che, in passato, ha dato soddisfazioni (4 ori, 4 argenti e 4 bronzi). Ma sono medaglie “vecchie” risalenti ai tempi di Monti e Alverà (Cortina d'Ampezzo). L’oro più recente è quello di Nagano 1998 (Huber-Tartaglia nel bob a due), mentre le ragazze hanno conquistato uno storico bronzo a Torino con Gerda Weissensteiner e Jennifer Isacco. Ma negli ultimi anni il bob azzurro non ha fatto molta strada. Simone Bertazzo è un ottimo pilota ma non entra nella stretta cerchia degli omoni in gara per le medaglie. Con lui Francesco Costa, Simone Fontana e Mattia Variola. Le donne, questa volta, non ci saranno. Possibili (non facili) buoni piazzamenti (nei dieci). La medaglia è quasi utopia.

Combinata Nordica – La squadra azzurra si regge ancora sulle spalle di Alessandro Pittin, ragazzo prodigio che vinse un bronzo ai Giochi di Vancouver nel 2010 quando aveva vent’anni. Pittin, però, non è poi cresciuto come si sperava: ha conquistato tre successi e diversi piazzamenti in Coppa del Mondo (l'ultimo, nella foto, è un secondo posto il mese scorso a Ramsau dopo un lungo digiuno) ma non è diventato il “crack” che molti si aspettavano. Resta uno dei più forti sugli sci (la combinata è la somma di una gara di salto e di 10 km di fondo a tecnica libera), ma nel salto non ha mai raggiunto un livello tale da renderlo davvero competitivo. Alessandro, per vincere, deve sperare in un salto fortunato e in un fondo da grande specialista. Non sempre le due cose vanno insieme. Gli altri, Armin Bauer, Raffaele Buzzi, Manuel Maierhofer, sono poco più che comprimari. Speranze? Un buon piazzamento. Medaglia? Un sogno.

Curling – Per la prima volta nella storia (se si eccettua i Giochi di Torino dove eravamo presenti in quanto squadra di casa) la squadra maschile di Curling (il gioco che si fa sul ghiaccio con le grandi “bocce” col manico dette “stone” e le scope) si è qualificata sul campo. La qualificazione è arrivata battendo (6-5 la Danimarca) a Pilsen (Rep. Ceca). L’ultima “stone” (le famose "pietre" pesanti da 17 a quasi 20 chili che vengono dalle cave dell'isola di Aisla Craig) è stata messa da Amos Mosaner. Gli altri sono: Joel Thierry Retornaz (nella foto, che c’era già a Torino e diventò un personaggio nazionale), Daniele Ferrazza, Simone Gonin e Andrea Pilzer. Un piazzamento nelle prime cinque (dieci le squadre in gara) sarebbe già un mezzo miracolo.

Freestyle – L’Italia porta quattro atleti (tre uomini e una donna). Due ragazzi, Stefan Thanei e Siegmar Klotz fanno lo skicross, quella disciplina folle dove si scende con sci e racchette in sei atleti tutti insieme e chi arriva primo in fondo a un toboga di curve e salti, vince. Entrambi sono a livelli medi mondiali e difficilmente possono aspirare alla finale. Silvia Bertagna e Ralph Welponer, invece, gareggiano nello Slopestyle (salti, capriole e figure varie volando anche a diversi metri d’altezza). Ralph, quest’anno ha fatto un settimo posto in Coppa del Mondo e Silvia è atleta subito a ridosso delle migliori. Il suo miglior piazzamento è stato un quarto posto in Germania. Le medaglie? Un sogno. Il piazzamento? Possibile.

Pattinaggio di figura – Uno sport che sta raggiungendo vette sempre più alte e impensabili in termini di bellezza, tecnica, forza, grazia e spettacolo. L’Italia sarà presente con coppie e “singolaristi” in tutte le specialità, compreso il “team event” che dà il senso del livello medio raggiunto dal movimento di un Paese. Le punte sono ancora la grande Carolina Kostner (1 titolo mondiale, 5 europei e il bronzo olimpico di Sochi nel suo palmares) e la coppia formata da Anna Capellini e Luca La Notte (nella foto, un oro mondiale e uno europeo, oltre al sesto posto di Sochi). Carolina compirà 31 anni il giorno prima dell’inaugurazione dei Giochi e, dopo i due anni d’interruzione forzata è arrivata sesta ai mondiali. La classe è intatta, il fisico quasi. Il podio? E’ difficile, ma per una del suo livello, niente è impossibile. Cappellini e La Notte sono fra le prime 5/6 coppie al mondo. Anche a loro può andare benissimo (podio?) o nella norma (quarto/sesto posto). Dipenderà da tanti piccoli particolari. Gli altri atleti azzurri sono le coppie Della Monica-Guarise, Guignard-Fabbri e Marchei-Hotarek, nonché i singolaristi Giada Russo e Matteo Rizzo. L’Italia è presente anche nel team event (mix di gare per singoli e coppie) dove ottenne il quarto posto a Sochi. In Corea non sarà facile ripetersi. La medaglia è un sogno.

Pattinaggio di velocità – Schieriamo nove atleti tra cui tre donne. Dopo i successi di Enrico Fabris alle Olimpiadi di Torino, l’Italia ha passato un periodo difficile che, ora, sembra superato. Ai recenti Europei di Kolomna (Russia) sono arrivate tre medaglie con la fantastica doppietta di Francesca Lollobrigida (oro) e Francesca Bettrone (argento) nella mass start e l’argento di Andrea Giovannini nella stessa gara al maschile. Si può dunque sperare in qualcosa di più di qualche buona gara. La medaglia è fra le cose possibili, anche se rimane un’impresa molto complicata. Gli altri azzurri: Riccardo Bugari, Davide Ghiotto, Michele Malfatti, Mirko Nenzi, Nicola Tumolero e Ivonne Daldossi.

Salto - Speranze quasi nulle per il Team Italia. L’exploit può arrivare in campo femminile con Evelyn Insam, autrice di un quinto posto a sorpresa agli ultimi Giochi Olimpici di Sochi. Occhi puntati anche su Lara Malsiner, classe 2000, già capace di entrare nelle prime dieci in Coppa del Mondo. Fra gli uomini, invece, si punta a ben figurare e nulla più. La squadra è guidata dal veterano Sebastian Colloredo giunto alla quarta partecipazione ai Giochi.

Sci Alpino maschile - L’obiettivo è quello di superare le due medaglie, argento e bronzo, vinte a Sochi da Christof Innerhofer e le carte per fare meglio ci sono tutte tanto in campo maschile quanto in quello femminile. Fra gli uomini nelle discipline veloci, oltre al già citato Innerhofer, l’uomo da medaglia è senza dubbio Dominik Paris (nella foto). In Russia per lui fu una delusione ma l’uomo capace di trionfare nel tempi di Kitzbuhel non può porsi limiti. Ha grande ambizioni pure Peter Fill. L’ultimo vincitore della Coppa del Mondo di discesa libera può dire la sua anche in supergigante e nella combinata. Passando alle discipline tecniche le speranze sono soprattutto sulle spalle di Manfred Moelgg. Il finanziere punta soprattutto sullo slalom, dove l’Italia spera anche in Stefano Gross e nell’ex campione olimpico di Vancouver, Giuliano Razzoli. Sulla carta più difficile per gli Azzurri un piazzamento in gigante anche se le ultime prestazioni di Luca De Aliprandini, lasciano un pizzico di ottimismo.

Sci Alpino femminile - In campo femminile il ‘pezzo da novanta’ è senza dubbio Sofia Goggia (nella foto). La lombarda può arrivare sul podio in discesa, in supergigante ed anche in slalom gigante. Inoltre la Goggia ama la pista di Jeongeson dove l’anno scorso nei test pre olimpici ha trionfato tanto in discesa quanto in supergigante. La seconda punta della squadra è Federica Brignone. In gigante l’aostana non deve temere nessuno e, sulla carta, nessun traguardo le è precluso. Inoltre la figlia d’arte (la madre è Maria Rosa Quario 15 podi in coppa del mondo) sta migliorando anche in supergigante. Un guizzo per mettere la ciliegina sulla torta ad una carriera sopraffina potrebbero arrivare anche da Manuela Moelgg e da Federica Brignone, sempre in gigante. Più difficile che possa ambire a posizioni di vertice Chiara Costazza nello slalom speciale mentre, tornando alla discesa libera, in gara secca potrebbero trovare il jolly le sorelle Fanchini.

Sci di Fondo - Negli sci stretti l’Italia punta tutto su Federico Pellegrino. Dopo la delusione di Sochi, finì undicesimo, il valdostano è cresciuto in maniera esponenziale in questi quattro anni fino al trionfo nella sprint ai mondiali di Lahti nel 2017. Pellegrino vuole una medaglia e non si nasconde. Le chance sono due perché oltre alla gara individuale c’è anche la staffetta sprint dove, sempre alla rassegna iridata finlandese, conquistò l’argento in coppia con Dietmar Noeckler. Sulle distanze più lunghe, invece, potrebbe ben figurare Francesco De Fabiani. De Fabiani, di solito, è più forte in tecnica classica, ma pochi giorni fa, a Oberstdorf, nel Tour de Ski, ha ottenuto un bellissimo secondo posto nella 15 km skating con partenza di massa. Situazione più complessa in campo femminile. Nessuna delle Azzurre ha oggettive ambizioni se non quelle di un piazzamento.

Short Track - E’ la disciplina della portabandiera Arianna Fontana. Il suo palmares a cinque cerchi è da urlo. Tre volte ai Giochi e sempre medaglia per un totale di cinque (1 argento e 4 bronzi). Nel suo palmares manca però l’oro. Se dovesse arrivare in Corea, nella tana delle regine di questo sport, diventerebbe di diritto una delle leggende dello sport italiano. La sua classe può trascinare sul podio anche la staffetta, reduce dal terzo posto di Sochi. Proprio la gara a squadre è l’unica dove si può sperare almeno in una qualificazione alla finale pure in campo maschile. Nell’individuale invece gli Azzurri sono teoricamente tagliati fuori dalle posizioni che contano.

Skeleton - Nello slittino ‘a testa in giù’ l’Italia si presenta ai nastri di partenza con Joseph Luke Cecchini. Nato in Canada ma italiano di origine è alla sua prima partecipazione ai Giochi ma in Coppa del Mondo non è mai entrato nelle prime dieci posizioni.

Slittino - Orfana della leggenda Armin Zoeggeler l’Italia si affida a Kevin Fischnaller. Dopo l’esperienza di Sochi il ragazzo di Bressanone, classe 1993, ne ha fatta di strada fino ad arrivare alla prima vittoria in Coppa del Mondo lo scorso novembre. La strada per diventare il successore di sua maestà Armin è ancora lunghissima ma le speranze di un piazzamento sul podio, anche se flebili, ci sono. Discorso simile anche per la staffetta grazie ad un doppio storicamente solido ed alla verve di Andrea Voetter in campo femminile.

Snowboard - Può diventare il serbatoio di medaglie per l’Italia anche se le variabili sono tante. Michela Moioli (nella foto), dopo essersi infortunata al ginocchio proprio nell’ultima edizione dei Giochi, vuole riprendersi con gli interessi quello che può essere suo. Lo Snowboard Cross è disciplina difficilmente pronosticabile ma la sua classe è cristallina come dimostrano la vittoria nella coppa del mondo di specialità nel 2015/2016 e le recenti affermazioni in Coppa del Mondo. Sempre nel cross l’Italia punta anche sul meranese Omar Visintin che, dopo un periodo di relativo appannamento, dall’anno scorso è tornato in pianta stabile fra i migliori. Capitolo slalom. Da sempre questa disciplina in Italia si traduce con il nome di Kevin Fischnaller. Il 37enne di Bressanone si appresta a vivere la sua quinta olimpiade ed in coppa del mondo quest’anno ha dimostrato di essere in forma salendo sul podio. Un outisder ma di lusso.

 


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